Comune di Quinto Vicentino

Villa Thiene

15/08/2011

Andrea Palladio 1545
Patrimonio UNESCO
e
Sede Municipale



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Lo Stemma / Coat of Arms

Approvato con regio Decreto in data 10 marzo 1932, esso è descritto come "partito: di rosso e di verde alla fascia d'argento al cervo rampante al naturale sulla partizione"; tale stemma si rifà a quello dell'antica famiglia dei Quinto, probabilmente originaria del paese, stemma che viene descritto, seppur con qualche variante, oltre che nei codici Revese, Dall'Acqua e Gonzati, anche nell'atto di professione del 1643 di Suor Silvia Stella di Quinto monaca in San Pietro. In questo antico documento lo stemma è descritto come "partito: nel 1° di rosso al cervo d'oro; nel secondo spaccato d'azzurro e di verde alla fascia d'argento attraversante sullo spaccato".
Il cervo, simbolo abbastanza ricorrente in araldica, rappresenta la nobiltà antica e generosa ed è anche, per le sue caratteri-stiche naturali, emblema di longevità e di prudenza; per la sua indole nomade è stato anche assunto ad indicare una famiglia le cui origini ebbero luogo altrove.
 
Approved by a royaln decree in 10. March 1932. it is described as "field red and green with an silver strip and a rampant deer".
This coat of arms goes back to the Quinti family's coat, origina- ting from the place. This coat is described, with weak differences about the colours, in the Revese, Dall'Acqua and Gonzati codebooks, and moreover, in an profession act from 1643, written by Suor Silvia Stella from Quinto, nun in San Pietro.
The deer is a very common symbol in heraldry; it represent the ancient and generous aristocracy, longevity and widsom; besides, that can represent a family, whose origins are from elsewhere.

La Storia / The History

 

La presenza romana ha lasciato traccia evidente nello stesso toponimo, oltre ai tracciati viari dell'antica centuriazione, mentre dei secoli bui seguiti alla caduta dell'Impero romano ben poco ci è dato di sapere per la mancanza di documenti che non risalgono oltre il XII secolo. Si può ipotizzare col Mantese che, visti i titolari delle Chiese di Quinto e Valproto, San Giorgio e San Michele Arcangelo, il cui culto era largamente diffuso tra i Longobardi, gli attuali centri abitati sorgano su preesistenti insediamenti di questo popolo.
Nel periodo medievale (1216) Quinto era Comune governato da un decano, mentre le due attuali frazioni di Lanzè e Valproto costituivano entità territoriali autonome.
Sottoposto inizialmente al potere dei vescovi di Vicenza, Quinto Vicentino, venne poi dato in feudo ai Maltraversi, ai Bellafemmina, ai Verlati, ai Bevilacqua, e infine ai Thiene nel 1340. Nel 1312, durante i continui scontri tra Padovani, Vicentini e Veronesi, seguiti alla rottura del "Patto di Custodia" tra Padova e Vicenza, l'esercito padovano passò per Quinto, rubando proprietà e animali. Con la dedizione a Venezia (1404) iniziò anche per il nostro Comune un lungo periodo di pace, di organizzazione e razionalizzazione nello sfrutta-mento delle risorse agricole, di aumento demografico e di edificazione da parte della nobiltà di alcuni emblematici edifici come la palladiana villa Thiene.
Nel 1497, a Quinto, Giacomo Thiene, figlio di Marco, fa testamento nella casa padronale ed ordina di essere sepolto nel cimitero di S. Giorgio. C'è dunque già una villa ed il signore vi risiede per lunghi periodi dell'anno. La presenza di un signore in queste terre è destinata a rafforzarsi sempre più nei secoli successivi. I Thiene, da questo momento in poi, legheranno sempre più il loro nome alla storia dell'architettura veneta e del Palladio. Dopo varie vicissitudini nel '600 e '700, durante il dominio della nobiltà veneta e di Venezia, si arriva all'unificazione con l'Italia nel 1866. Quinto, allora Comune con popolazione inferiore a 3000 abitanti, aveva un sindaco nominato dal re, un consiglio e una giunta comunale.
Sia la chiesa Parrocchiale di San Giorgio di Quinto, che quella di San Michele Arcangelo di Valproto sono ricordate nelle "Rationes Decimarum" del 1297 e del 1303 come dipendenti dalla pieve di Santa Maria di Bolzano Vicentino. Nello stesso documento San Biagio di Lanzè è detta cappella della pieve di San Pietro in Gù



 
The Roman presence left deep traces, from the name to the street lines, typical of ancient centurial system. From the defeat of roman empire to the XII century, ther is no evidence.
Mantese supposes that, considering the title names of the churches of Quinto and Valproto, saint George and Saint Michael, very venerated by Longobards, the present-day towns stand in the same place of longobard settlements.
In the Middle Ages (1216), Quinto was a municipality governed by a doyen, while the villages of Lanzè and Valproto was self-governing.

At first under the power of Vicenza bishops, Quinto Vicentino became fief of different families: Maltraversi, Bellafem-mina, Verlati, Bevilacqua, and at least Thiene in 1340. In 1312, during the fighting between the cities of Padova, Vicenza and Verona, the Padova's army pillaged Quinto.
By the devotion to Venice (1404), a long time a peace began for our municipality, organization, rationalization of resources, demographic increas and building by local aristcracy, as palldian Villa Thiene. In 1497, Giacomo Thiene, Marco'son, wrote his last Will, asking to be buried in St. George cimitery. That confirms the presence of a family house nd belonging to the aristocratic family of Thiene, that joined its name to the history of architecture and Palladio. After the defeat of Venice Republic, in 1866 Quinto is joined to Italy. Quinto is established as munipcipality, with a population of less than 3000 people; it had a mayor nominated the king and a town council.
The parish church of St. George in Quinto, and San Michele Arcangelo in Valproto are mentioned in "Rationes Decimarum" of 1297 and yhe 1303 as officials from the parish of Santa Maria di Bolzano Vicentino.
In the same document San Biagio of Lanzè is the chaped of the church parish of San Pietro in Gù.

 

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